Prime risultanze dell’Anno Santo nelle chiese giubilari della Diocesi. Monsignor Borgonovo (Duomo): «Per molti un ritorno alla vita di fede». Don Pavanello (Bresso): «Un anno straordinario, ma ricordiamoci dell’ordinarietà della grazia». Don Lolli (Seveso): «C’è un grande bisogno di misericordia»

di Stefania CECCHETTI

Sta per concludersi il Giubileo, è tempo di bilanci. Come hanno vissuto i fedeli ambrosiani questo anno particolare? Cosa rimane alla Chiesa di Milano di questa straordinaria esperienza?

L’abbiamo chiesto a monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo, la chiesa giubilare ambrosiana per eccellenza: «La Cattedrale è stata senza dubbio un polo di attrazione, ma è difficile distinguere tra i fedeli che hanno frequentato il Duomo come d’abitudine e i pellegrini giubilari – spiega -. Mentre l’afflusso dei turisti è calcolabile grazie ai biglietti di ingresso, quello dei fedeli è difficile da determinare. L’unico parametro oggettivo è stato quello delle confessioni, che nell’Anno della Misericordia hanno effettivamente subito un impressionante incremento». A interessare non sono però i numeri nudi e crudi, sottolinea monsignor Borgonovo: «L’eredità del Giubileo sarà più profonda quanto più intensa sarà stata la partecipazione personale di ognuno. Anche stando a quello che mi hanno riportato gli altri confessori, posso dire che ci sono state molte occasioni di conversione radicale e molti ritorni alla vita di fede dopo anni di assenza dalla Chiesa».

Anche don Massimo Pavanello, coordinatore delle attività giubilari nella parrocchia della Madonna della Misericordia a Bresso, parla della confessione come di un momento centrale del Giubileo: «Diverse sono state le “confessioni generali” di persone tornate indietro con il ricordo, chiedendo perdono per peccati lontani nel tempo e sinora mai accusati». La Madonna della Misericordia, frequentata in questo anno da circa 11 mila persone arrivate in gruppi organizzati (senza contare i singoli fedeli), è stata una delle poche chiese giubilari diocesane a essere contemporaneamente anche parrocchia: «Abbiamo cercato di caratterizzarci come parrocchia – spiega don Pavanello – sottolineando le opere di misericordia relative alla morte, perché i funerali sono un momento quotidiano della vita di ogni comunità». L’accento sulla quotidianità è importante: «Quello giubilare è stato un anno straordinario, ma dobbiamo sempre ricordarci l’ordinarietà della grazia».

Don Alberto Lolli, rettore del Santuario di San Pietro Martire a Seveso, sede del Servizio Giovani della diocesi, descrive così il Giubileo nella sua chiesa, che ha ospitato la “Porta Santa dei giovani”: «È stato un fiume in piena nel vero senso della parola: ancora in questi ultimi giorni c’è gente perennemente in coda in attesa di varcare la Porta Santa. Abbiamo accolto 160 gruppi organizzati, per un totale di circa 15 mila persone, e migliaia di singoli: dalle famiglie con i bambini fino agli anziani. Ci hanno visitato anche molte persone con disabilità, probabilmente attratte dall’accessibilità della struttura». Non soltanto giovani, dunque, anche se ci sono state iniziative specifiche organizzate dalla Pastorale giovanile: il percorso giubilare ordinario proponeva le testimonianze di 14 martiri contemporanei: «L’invito era diventare a nostra volta testimoni della misericordia», precisa don Lolli. «Moltissimi pellegrini si sono accostati alla confessione invocando pace e serenità – racconta ancora -. Penso che ci sia un grande bisogno di misericordia, di parlare linguaggi differenti rispetto a quelli che parla il mondo». E conclude: «Ho l’impressione che questo fiume non si arresterà, con la fine del Giubileo. Attraverso le parole del Papa si è generata una nuova speranza nel cuore di molti fedeli, è come se fosse stato sfondato un argine».